Recensione – Igino Piutti “I Celti ritornano” – Edizioni Segno.

 

Non so quanti abbiano già sentito parlare dei Benandanti. Erano delle persone che avevano la possibilità di abbandonare il proprio corpo e con lo spirito fare quello che si chiamava un “viaggio dell’anima”. Questa loro facoltà veniva messa in relazione con il fatto che erano “nati con la camicia”, cioè erano venuti alla luce ancora avvolti nella membrana amniotica. Su di loro, sui processi intentati dall’Inquisizione ci sono ormai molti libri.

Nel mio romanzo io immagino che anche adesso ci siano delle persone che hanno questi poteri, e uscendo dal corpo, in trance? in sogno? abbiano la possibilità di entrare nel mondo dell’invisibile e quindi di risalire la storia sino alle origini. In questo percorso a ritroso, sulle nostre Alpi si arriva fino agli abitanti che c’erano prima che vi arrivassero i romani. La storia inizia “ab urbe condita” ma prima chi c’era? Il popolo dei Celti che occupava l’Europa fino all’Italia settentrionale.

Che cosa si sa di loro? Pressoché nulla. Qualcosa ci ha restituito l’archeologia, ma molto poco, per capire qualcosa della loro cultura. Qualcosa lo si desume dagli storici romani. Ma con molta probabilità hanno travisato tutto su usi e costumi così fuori dalla loro cultura.

Non ci resta che la strada del viaggio dell’anima dei benandanti. E il protagonista incontra alcune persone che hanno fatto questo viaggio e che hanno avuto la possibilità “virtuale” di vivere con i celti.

Hanno scoperto così che l’idea di fondo della loro cultura era quella d’una realtà ove invisibile e visibile si compenetrano. Non c’è un al di là e un al di qua. Gli uomini che hanno perso il corpo convivono con quelli che ce l’hanno ancora.

Ma l’idea di ricostruire la cultura dei Celti attraverso i viaggi dell’anima, può essere l’idea furba per un romanzo ma evidentemente non ha nulla di scientifico. Invece…

Il viaggio dell’anima del benandante diventa la metafora d’un viaggio che possiamo fare all’interno della nostra cultura latina e cristiana, per vedere se è rimasto qualche substrato della cultura precedente. Così scopriamo che questa idea del visibile ed invisibile che convivono viene reinterpretata nell’idea cristiana dell’angelo custode. Ognuno di noi si muove accompagnato da un invisibile. Tutta la discussione cattolica sulla Trinità è riconducibile alla cultura celtica preesistente delle Tre Madri e il discorso potrebbe continuare…

Oggi assistiamo ad una riscoperta del celtismo. Può essere soltanto una moda. Può essere invece la riscoperta dei valori d’una cultura che aveva saputo superare l’idea e la paura della morte nella convinzione che non è la fine di qualcosa ma il passaggio da una dimensione all’altra: dal visibile all’invisibile.

Contavano le notti invece che i giorni, ricorda Giulio Cesare, sorpreso. Ma la notte è più importante del giorno perché è il momento nel quale visibile ed invisibile s’incontrano. Nel sogno, nella poesia, nella sensazione che tutti abbiamo che la notte sia popolata…

È su queste cose che ti porta a riflettere il romanzo “I Celti Ritornano” pubblicato da Piutti Igino con le Edizioni Segno.