Cap. 10
Larcheologa.
"Ci sarà pur qualcuno che ha studiato in modo scientifico queste cose?" si chiedeva il giorno dopo, aggirandosi tra gli scavi archeologici del colle di Mazeit a Verzegnis. Aveva letto soltanto dei libri che trattavano della storia dei Celti a livello europeo. Li aveva letti nel tentativo di superare con i dati della ricostruzione storica le suggestioni che lo avevano collegato ai Celti in modo tanto originale quanto poco scientifico. Ma dalle letture aveva finito di trovare una conferma alle sue suggestioni, soprattutto quando gli autori cercavano di interpretare i pochi dati a disposizione, per una ricostruzione di quella che era stata la cultura dei Celti.
Anche nel caso specifico della storia dei Celti in Friuli (se cera stata una storia dei Celti in Friuli), avrebbe dovuto smetterla di cercare quella che ormai chiamava "latmosfera dei Celti" e che andava a rivivere, fermandosi nei siti che, secondo le tradizioni o le leggende, avevano visto la loro presenza. Doveva ritornare ai dati certi ai dati archeologici. Avrebbe dovuto riferirsi al elementi concreti, avrebbe dovuto confrontarsi con qualcuno che si fosse impegnato a ricavare i dati sulla storia dei Celti in Friuli, attraverso una seria indagine archeologica e non con un architetto che in un momento di depressione sera invaghito dei Celti fino a decidere di andare a vivere in qualche modo con loro.
Non era la prima volta che visitava quel luogo. Come un reduce visita volentieri i luoghi della memoria, legati alle vicende della guerra alla quale anchegli ha partecipato, così anche lui era diventato un cultore del "luoghi della memoria" della storia dei Celti, e per le sue passeggiate sceglieva ormai quasi esclusivamente i luoghi ove, da quanto aveva letto, erano stati rinvenuti dei reperti, oltre a Raveo, appunto Verzegnis, e poi Paularo, Lauco, Socchieve e il colle dei Galli a Tolmezzo.
Non cera mai nessuno in quei luoghi e restò quindi molto sorpreso quel giorno accorgendosi dessere stato preceduto da qualcuno. Accanto agli scavi dai quali era emersa una torre forse dorigine celtica, cera una donna come assorta, intenta a guardare i resti della torre.
"Disturbo?" chiese avvicinandosi, usando la domanda come saluto.
Lei si riscosse, a quella voce imprevista, lo guardò sorpresa.
"Perché dovrebbe?" chiese infine, stando al gioco dei convenevoli.
"E la prima volta che trovo qualcuno!"
"Ci viene spesso?"
"Io? Direi proprio di sì. E lei?"
"Io ci lavoro."
"Come ci lavora?"
"Ho organizzato e diretto io, questi scavi."
"Lei è Giulia ?. Lho trovata citata in tanti saggi. E uno dei massimi esperti sui Celti in Italia."
"Non esageriamo! É da tanto tempo che me ne occupo, a partire da quando studiavo allUniversità. Ho studiato il fenomeno della loro diffusione soprattutto in Lombardia, partecipando a numerose campagne di scavo. Poi il mio interesse si è spostato sui Celti in Friuli."
"Come mai?"
"E una storia molto complessa e se vuole anche molto strana."
"Immagino che le possa apparire indiscreto e forse anche maleducato proponendomi con queste domande. Non ci siamo neppure presentati..."
Luciano spiegò in breve chi fosse e come da appena un anno si fosse scoperta questa "insana passione" per la storia dei Celti. Parlò evidentemente duna sorta di hobby, senza fare cenno ai sogni, allarchitetto ed a tutto quello che gli stava capitando, a causa di questi progenitori che stavano invadendo ogni giorno di più la sua storia personale.
"Sono nata qui, poi la mia famiglia si è trasferita a Milano. Ho vissuto la mia vita in città ed alla fine, in pensione ho deciso di ritornare. Perché? Non glielo saprei veramente dire. Mi pareva davere una motivazione forte, per decidermi ad una scelta di vita così definitiva. Ma ora non sono più sicura daver deciso per il meglio, anzi, alle volte mi pare di non sapermi dare una risposta neppure sulle motivazioni della scelta. Sarà perchè avevo cominciato ad interessarmi dei Celti in Friuli, sarà perchè sentivo la nostalgia dei luoghi della mia infanzia, delle mie vacanze da ragazza, sarà per cento altri motivi, comunque sono tornata. Abito nella casa laggiù, la casa nella quale sono nata, proprio lì, di fronte ai Celti"
Così dicendo indicava una vecchia casa rimessa a nuovo. La facciata bianca era segnata trasversalmente per tutta la lunghezza da una balaustra di legno scuro, ancorata alle travi del tetto, da montanti ravvicinati pure di legno. Nei riquadri marcati dal legno era incastonata una fila regolare di finestre bordate di pietra, ed al centro spiccava una grande porta ad arco. Il motivo si ripeteva al piano terra, simmetrico.
Anche nei ricordi della sua infanzia, pensò Luciano, cera una grande linda come quella, nella casa del nonno. Bambino, a sera, si fermava a volte a tenergli compagnia ed a guardare alla valle che diventava sempre più cupa. Il nonno fumava la pipa e gli raccontava le storie dellEbreo errante, e ogni tanto si interrompeva dicendogli: "Guarda, cè unaltra macchina!"
Come un bambino, si divertiva a contare le macchine che passavano sulla strada nel fondovalle. Anche lui guardava allora, tra le assi della balaustra, quel punto di luce che si muoveva nel buio della valle. Sembra soltanto un punto di luce, commentava il nonno, ma è unautomobile, ci sono degli uomini. Tutto dipende dai punti di vista, da qui è una luce, se fossimo invece al bordo della strada, sarebbe una macchina. Tutto è una questione di punti di vista
Ma la balaustra della casa del nonno aveva un senso. Da lì si dominava tutta la valle ed era bello fermarsi con locchio che spaziava lontano, fino giù nella pianura, a parlare dei punti di vista. La balaustra che aveva davanti invece, non aveva orizzonti, dava direttamente contro la collina. Che senso poteva avere, fermarsi alla sera a contemplare una collina
O forse era stata fatta a posta, per passare le ore, soprattutto nelle notti di plenilunio a contemplare il colle di fronte, il colle dei Celti, vedendoli muoversi nel gioco delle ombre degli alberi mossi dalla brezza, sentendoli respirare nel fruscio delle fronde, cogliendo il loro richiamo nel rumore dun ramo spezzato, nel gemito dun tronco scheggiato. Forse anche la donna che ora guardava gli scavi, da bambina, prima dandare a letto, sera fermata sulla linda con il nonno che le raccontava dei Celti invece che dellEbreo errante E poi li aveva visti nei sogni di bambina muoversi sul colle, e le era rimasto il desiderio di ritornare a scoprirli
Tutte fantasticherie! Fantasie sue, nate pensando che tutti debbano avere con i Celti il rapporto sentimentale che aveva lui. No, per quella donna, i Celti erano senza dubbio un argomento di studio, il suo approccio era razionale e scientifico, ed era casuale che fosse nata di fronte al colle di Mazeit.
"Non mi pare molto soddisfatta della scelta di tornare." Commentò per stare al suo discorso, non avendo il coraggio di interrogarla sul suo rapporto con i Celti.
"In ogni decisione di tornare cè in fondo lidea di poter far tornare il passato, e invece è proprio il ritorno a far sentire più profondo il vuoto che ci separa da un passato che, in quanto tale, non ci appartiene più...Ci si dovrebbe fermare ad alimentare la speranza del ritorno, a farla vivere nel desiderio, nellillusione che quello che è stato possa tornare. Il ritorno invece è come lalba che cancella i sogni nella luce banale del quotidiano.."
"Ma forse," sorrise tra sè," tutto è meno complicato e meno filosofico... Sono tornata in un paese che non è più quello dun tempo. E un paese morto, senza più un luogo ove potersi incontrare, dove sentire che esiste una comunità fatta di rapporti tra persone. Non cè più alcuna vita di paese. E non è bello vivere in un paese morto..."
Luciano condivideva appieno di discorsi di Giulia, ma piacevolmente sorpreso dalla sua disponibilità a parlare, voleva approfittarne di quella coincidenza così favorevole per tornare ai Celti. Si vedeva che aveva vissuto in città. Un estraneo, ad una donna del posto, avrebbe fatto fatica a cavare un "buongiorno". Lei invece gli aveva parlato liberamente anche del suo rapporto con i luoghi, forse allora gli sarebbe riuscito di farla parlare anche del suo rapporto con i Celti.
"Mi scusi se approfitto di questo incontro così casuale per chiederle qualche informazione sui Celti. Quando si dice, le coincidenze... Proprio venendo qui, stamattina, mi dicevo che avrei dovuto cercare qualche esperto...e, mi sono incontrato proprio con lei..."
La libertà con la quale la donna gli aveva parlato, avrebbe potuto indurlo a parlarle liberamente dei sogni che gli erano stati raccontati, e soprattutto della tomba che gli aveva fatto vedere larchitetto. Ma in lui la riservatezza del montanaro prevaleva. Restava comunque e prima di tutto un carnico, di poche parole.
"Sa," prese a dire "io mi sono fatta una ricostruzione di tipo letterario, sono arrivato a pensare persino che da queste parti si sia incontrato con i Celti nel VI secolo avanti Cristo, anche Pitagora".
Giulia sorrise. Con la fantasia si può tutto. Ma i reperti che abbiamo trovato sono successivi al terzo secolo. Forse la nuova spinta allemigrazione dai luoghi dellEuropa centrale, che portò i Celti ad occupare anche Roma, li spinse ad est ad occupare le Alpi Carniche ed il Carso. É probabile quindi che anche i Carni siano dorigine danubiana e siano arrivati agli inizi del 300 avanti Cristo. Certo non si può escludere che prima di questa ondata, il territorio fosse già occupato da altri Celti, le tombe scoperte a Socchieve risalvono allVIII - V secolo, unascia trovata ad Imponzo sotto il colle di S.Floriano è ancora precedente, mentre risale al VI secolo la fibula trovata sui resti murari venuti alla luce lungo la strada che sale alla Pieve di S.Pietro.
È tuttavia difficile distinguere ciò che è riconducibile ai Celti da ciò che non lo è. E fuori di dubbio infatti che i romani, al loro arrivo su questi territori, trovarono una situazione multietnica, con due gruppi dominanti, uno venetico ed un gallo carnico.
"Ma in conclusione in Carnia che cosa si è trovato di veramente celtico?"
"Interessanti soprattutto i ritrovamenti nella necropoli di Paularo che si sviluppa su terrazzi artificiali che si adeguano al pendio..."
"In pendio?" ripetè Luciano, soddisfatto davere trovato una ulteriore conferma dellidea che si era fatta dei cimiteri dei Celti.
"Si, a terrazzi sovrapposti, ed anche le tombe sono sovrapposte come se più generazioni successive fossero state sepolte nella stessa tomba di famiglia.
Le più antiche risalenti al 7° secolo sono in pozzetti contenenti le ceneri, poi ci sono delle olle contenenti le ossa..."
"E a Raveo?" la interruppe, sorpreso che non avesse iniziato il racconto da quello che, sera convinto fosse il sito celtico più ben conservato, il villaggio di Lauriscia.
"Ma! Il villaggio sul Sorantri, pare piuttosto di epoca romana..."
"Come romano?" chiese sorpreso per la sicurezza con la quale lesperta smontava dun colpo il punto centrale dal quale era partita tutta la sua ricostruzione sui Celti.
"Sono state trovate fibule di età imperiale ed anche monete di Costantino"
"Ma questo non vuol dire che il villaggio non sia stato costruito precedentemente."
"Non si può escludere nessuna teoria, finchè non si hanno conferme o smentite. Anzi in una valletta sottostante, ove sono emersi dei reperti riferibili alla presenza dun santuario, la cronologia va dall8° secolo per un coltellino e al 6° secolo per una piccola pisside."
"Quindi al 6° secolo cera già qualcuno," constatò soddisfatto Luciano, pensando ancora alla visita di Pitagora.
"Certamente, come cera già qualcuno qui, dove siamo, sul colle di Mazeit, anche se ancora non siamo riusciti a dimostralo con i nostri scavi. Sul colle attorno infatti, sono stati fatti vari ritrovamenti casuali, da parte di persone che usano il metaldetector per ricercare reperti archeologici. E stata trovata una laminetta votiva bronzea con iscrizione venetica riportante un nome "Boijos Totojeno", che fa supporre sul colle ci sia stato un santuario, e fibule risalenti certamente al 6° secolo avanti Cristo."
"E dagli scavi che cosa è emerso?"
"Nulla di particolarmente interessante ancora. Linteresse di chi procede con metodo nello scavo archeologico é diverso da quello di chi si interessa ai ritrovamenti. Per noi conta la storia, non il pezzo in sè..."
"Eppure il pezzo ha un fascino profondo. Lo puoi vedere in qualche modo rivivere. Con la fibula rivive la rudimentale fucina nella quale quasi tremila anni fa, su queste montagne qualcuno realizzava loggetto, dopo averlo immaginato e progettato. Attorno alla fibula riprende vita il mantello che loggetto chiudeva sulla spalla, e la donna che portava quel mantello. La donna che aveva ricevuto in dono quella fibula in unoccasione importante della sua vita. E i pensieri, i sentimenti, le emozioni di quella donna, sembra quasi che nelloggetto, riescano ad attraversare la storia, per rivivere nellimmaginazione delluomo del duemila, che guarda compreso e ammirato la raffinatezza di quei manufatti."
"Certo. Ma è un fatto individuale. Nello scavo lemozione è unaltra: quella della storia che avanza cancellando gli individui, come un rullo compressore che copre il passato a strati. Ed ogni strato ha una storia, una voce...
Siamo partiti, ripulendo gli strati superficiali, quelli della dimenticanza e della noncuranza. La torre, venuta meno lo scopo per cui era stata costruita, è servita a chissà quali altri scopi: ricovero per i cacciatori, ultimamente è stata anche utilizzata come stalla. Siamo così risaliti al momento cruciale della storia del manufatto: i segni evidenti dun incendio, databile al 7° secolo dopo Cristo. Una data alla quale si possono far risalire i ritrovamenti di tanti altri incendi. E in quei resti si vede allora la Carnia, come tutta lItalia, messa a ferro e fuoco dalle invasioni barbariche.
Nella torre non siamo ancora riusciti a raggiungere il piano di calpestio, e non è quindi possibile esprimere opinioni sulla sua fondazione. Ma negli scavi fatti a lato, sono emerse concentrazioni di frammenti di tegoloni romani, un piano di calpestio rettangolare, costituito da ciottoli collocati senza malta, su una roccia naturale di base, ed allinterno si è rinvenuto un frammento di cesoie a molle..."
"E nientaltro?"
"Poco per chi pensa che larcheologia sia soprattutto ricerca di tesori nascosti. Tanto, se ci si sforza di leggere quei resti e di confrontarli con altri analoghi, nel tentativo di recuperare il tesoro della storia dun luogo..."
"Capisco. E mi scusi per la battuta stupida, ma in effetti il tesoro fa più effetto, anche perché dietro il mistero del ritrovamento dun tesoro cè sempre il mistero del perché sia stato nascosto..."
"Abile come giustificazione. Ma per la sua curiosità le confermo che sono stati trovati anche dei veri tesori, come le 399 monete raccolte in una situla di bronzo rinvenute a Colza di Enemonzo vicino ad una antica via di collegamento tra le vallate. Per lesattezza 359 vittoriati romani e quaranta tetradrammi celtici del Norico occidentale."
Nascosti vicino alla strada, pensava Luciano. Da chi? E perchè? Da uno che avrebbe voluto tornare a riprenderseli, e non ha potuto. Perchè? Morto? Dove? Forse proprio a causa di quelle monete nascoste. Perché poi 399 e non 400?
"Si è riusciti a definire," continuava Giulia, "che sono stati nascosti attorno al 125 avanti Cristo. Erano gli anni della conquista da parte dei romani che poi si concluse nel 115 con il trionfo per la vittoria sui Gallo Carni, celebrato dal console Emilio Scauro. Come al solito la storia riporta solo le vittorie, chissà invece quali tante altre sconfitte, come quelle del povero avaro di Colza, anche dietro alla storia dellinvasione romana".
Dal tetto verde del campanile di Villa di Verzegnis presero a diffondersi dentro il bosco che ricopre il colle di Mazeit i rintocchi della campana di mezzogiorno.
"Mi scusi, ma devo rientrare per il pranzo," sinterruppe bruscamente la signora.
"Mi scusi lei se lho intrattenuta con le mie chiacchiere."
"E stato un piacere."
"La posso rivedere?"
"Certo!", disse a mo di saluto, prendendo a scendere in fretta per la vecchia strada che portava al castello di Mazeit.
"Grazie!" aggiunse Luciano, come risposta al saluto, e rimase solo a guardare i resti della torre. Il suono della campana pareva infrangersi contro quelle pietre rimesse a nudo per farle rivivere, per farle parlare. Certo, la signora avrebbe continuato a scavare con i suoi studenti, e avrebbe trovato lorigine della torre. Sarebbe stato importante? Forse sì. Ma di quella torre non si sapeva poi cosa fosse diventata... La torre dun castello? Probabilmente sì, dal momento che la strada del paese che porta da quella parte, ha il nome appunto di "via del castello". Un castello del quale non si aveva traccia nella storia. E dove era finito? Probabilmente i muri delle case del paese, costruiti con le pietre del castello, avrebbero potuto raccontare la sua storia...
Ma perché infine doveva porsi anche il problema della storia del castello di Mazeit? Per quello che era il suo problema, la ventura di trovare quella donna, una esperta, gli aveva consentito di saperne molto di più, ma soprattutto, nella disponibilità della signora a continuare il discorso, aveva trovato una strada per risalire alla storia dei Celti, meno precaria e fantasiosa di quella dei sogni.
" A meno che, alla donna, la scienza non abbia fatto perdere la poesia delle cose!". Perché a lui, dessere erudito sulla storia dei Celti, in fondo non gli interessava, desiderava molto di più riprodurre la suggestione dei Celti, per poterla rivivere, per riuscire in qualche modo a immedesimarsi nel modo di vivere e di pensare dei celti.
I rintocchi della campana continuavano ad infrangersi contro le rocce, a penetrare negli anfratti, a lambire le foglie degli alberi a sciogliersi nel muschio del bosco, e la donna, ormai al piede del colle, correva sulla strada verso casa.
"Aveva mai sentito in città quei suoni? Non capiva la donna il vantaggio daver abbandonato il suono muto delle campane che scende a sporcarsi tra le cortine di case insensibili, a infangarsi nel rumore del traffico, per ritrovare quel suono di voce che riemerge dal tempo per penetrare nuovamente la terra e farla vibrare nel tremore dun eco sussurrato?"
Proprio in quel sussurro, lui sentiva riemergere la voce dei Celti. Forse questo doveva capire anche lei prima di mettersi a studiare i Celti...